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WILLIAM STYRON, LA SCELTA DI SOPHIE

Un altro libro che ho letto durante l’adolescenza è che mi enormemente impressionato è stato “La scelta di Sophie” di William Styron.

La lettura di questo libro è stata come … un pugno nello stomaco, non riesco a trovare un altro modo per descrivere la profonda impressione emotiva che questo romanzo ha avuto su di me

E’ la storia, raccontata dal punto di vista di un giovane romanziere (che può essere visto come un alter ego dello scrittore stesso), di una bellissima donna polacca sopravvissuta agli orrori del campo di concentramento di Auschwitz; man mano che la storia si sviluppa la donna confida al ragazzo gli abusi fisici e gli orribili compromessi a cui ha dovuto adattarsi per sopravvivere nell’inferno del campo di concentramento.

La donna vive con un uomo , apparentemente brillante e geniale, che però soffre di schizofrenia paranoica, malattia che gli causa attacchi di gelosia violenti.

Il ragazzo dopo l’ennesimo episodio violento il ragazzo convince la donna a fuggire con lui, ma dopo una notte passata assieme, la donna torna da Nathan e insieme commettono suicidio.

Da ragazza mi aveva sconvolto il racconto della vita della donna nel campo di concentramento.

E il finale senza luce, violento e insopportabile.

Durante una rilettura da adulta, oltre a tutti le considerazioni di Styron sull’Olocausto

(“togliere l’Olocausto dalla storia ebraica e cristiana e collocarlo in un storia generalizzata del male ” Rosenfeld)

ho notato invece le dinamiche del comportamento di Sophie all’interno della sua relazione con Nathan; la donna ricrea, con il compagno schizofrenico e violento, le stesso rapporto di sottomissione sessuale e dipendenza psicologica che aveva con l’ufficiale nazista nel campo di concentramento; l’impossibilità di superare la vergogna e il senso di colpa per la scelta che le è stata imposta conducono inevitabilmente al tragico finale.