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THE GRAPES OF WRATH

JOHN STEINBECK, FURORE

Dopo l’età del jazz -magistralmente descritta da Francis Scott Fitzgerald ne “Il Grande Gatsby”- a causa del crollo della borsa, gli Stati Uniti entrarono in un periodo di grave crisi economica: la ”Grande Depressione”; uno dei romanzi piu’ rappresentativi di questo periodo e’ “Furore” del Premio Nobel John Steinbeck (uno dei miei autori preferiti).

Il libro narra le vicissitudini dei Joad una famiglia di contadini dell’Oklahoma, che a causa del Dust Dowl, una serie di tempeste di sabbia causate dello sfruttamento eccesso delle terre e della grave siccità, rimase senza fonte di sostentamento. I Joad decidono di trasferirsi in California, attirati dalla promessa di una terra fertile da coltivare (il romanzo può essere anche letto come una trasposizione moderna dell’Esodo biblico, mentre uno dei personaggi, l’ex-predicatore Casy, può essere considerato una sorte di Mosè sui generis). Durante la traversata incontreranno molti ostacoli e due membri della famiglia moriranno a causa della fatica e della malnutrizione. Purtroppo l’arrivo in California non metterà fine alle loro vicissitudini.

Nel libro si alternano gli episodi della vita dei Joad, descritti con cura e verosimiglianza, piena di dialoghi che riproducono il dialetto parlato dai contadini dell’Oklahoma, a momenti di riflessione in cui l’autore approfondisce il contesto storico dell’episodio appena narrato, in un continuo gioco di rimandi dal particolare all’universale, ad altri in cui, per mezzo della tecnica del monologo interiore, rappresenta i pensieri dei vari personaggi chi i Joad incontrano nel loro viaggio.

Steinbeck scrisse il libro dopo aver visitato personalmente i posti di lavoro e le baraccopoli dove vivevano i migranti, e il romanzo rappresenta un potente atto d’accusa contro il sistema delle banche e dei proprietari terrieri “i bastardi avidi che sono responsabili di questa … situazione del lavoratori”, che solo grazie ad un’azione comune possono evitare di venire distrutti singolarmente.

Dopo la pubblicazione il romanzo divise fortemente la critica: molti accusarono Steinbeck di essere filocomunista, di aver pubblicato un’opera di propaganda a favore del New Deal; in Italia venne pubblicato nel 1940, da Bompiani, in una versione ridotta a causa dei tagli della censura fascista.

Steinbeck che non si espresse mai a favore di un credo politico in particolare, ma usò la sua bravura nello scrivere per mettersi al servizio dell’umanità in generale, propugnando valori come la solidarietà e la condivisione nel momento del bisogno.

L’impatto del romanzo fu tale che non solo fece vincere all’autore il National Book Award, il Premio Pulitzer nel 1940 e il Premio Nobel nel 1962 ( il comitato citò specificamente questo romanzo come uno dei motivi principali del premio) ma diede vita ad un movimento al Congresso per approvare leggi a beneficio dei lavoratori agricoli.

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