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POLLYANNA, IL GIOCO DELLA FELICITA’ E I LIBRI SUGLI ANGELI

ELEANOR HODGMAN PORTER, POLLYANNA

“Pollyanna” è un libro di Eleanor Hodgman Porter pubblicato nel 1913.

La storia narra di una bambina che, dopo aver perso entrambi i genitori, viene affidata alle cura della zia Polly, una donna gelida, che accetta di ospitare la bambina malvolentieri

Zia Polly proietta su Pollyanna il rancore che ha nei confronti del cognato, causa, secondo lei, della povertà e della morte della sorella.

La bambina non si fa scoraggiare dall’atteggiamento ostile della zia; il padre le ha insegnato il “gioco della felicità”, che consiste nel trovare un aspetto positico in ogni situazione; ben presto la bambina si conquisterà l’affetto di tutti gli abitanti della cittadina in cui vive e alla fine anche della zia.

Dal nome della bambina è stato coniato il nome di una patologia chiamata “Sindrome di Pollyanna” o anche “ottimismo ottuso”, che consiste nella tendenza a ricordare solo gli eventi positivi, ignorando quelli negativi.

La bambina, nella seconda parte del libro, subisce un terribile incidente e rimane paralizzata, ma grazie al “gioco della felicità” riesce a farsi una ragione della sua terribile situazione.

LE MIE CONSIDERAZIONI

Pollyanna, dopo l’incidente, si trova circondata dell’affetto di tutta la comunità in cui vive, di tutti coloro a cui aveva insegnato il “gioco della felicità”; non è sola durante il momento del bisogno, ma può contare sull’aiuto di tantissime persone, liete di restituirle un pizzico di quella gioia che lei con la sua spontaneità infantile e con la sua ingenuità aveva regalato loro.

Pollyanna, durante la sua terribile prova, dimostra di avere carattere, applicando a se stessa il “gioco della felicità”; se non cede alla disperazione e allo sconforto è grazie allo stupido gioco che le aveva insegnato il padre.

Durante la mia esperienza di vita ho incontrato moltissime persone, alcune hanno dovuto affrontare prove durissime: alcuni hanno reagito iniziando a bere, a drogarsi o passando da una relazione distruttiva all’altra; altri hanno trovavano conforto in altri modi, ad esempio leggendo i libri sugli angeli, che alcuni considerano stupidi; credo che ognuno abbia un disperato bisogno di aggrapparsi a qualcosa per trovare la forza di superare la disperazione e se questo qualcosa è un “gioco della felicità” o un libro sugli angeli ben venga, nutro un profondo rispetto e di umana compartecipazione nei confronti di queste persone, ognuno è libero di scegliere il modo di reagire al dolore come meglio crede.

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