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LETTERATURA DELL’ORRORE

La paura è la più subdola delle emozioni: è causata dalla consapevolezza di un pericolo imminente, ma anche dal timore di una minaccia immaginaria, originata dal ricordo di una situazione vissuta in passato o peggio ancora dal terrore immotivato, patologico suscitato da fatti, persone, animali, situazioni, altrimenti ritenute innocue, che possono causare uno stato d’ansia continuo nelle persone che le temono.

La letteratura dell’orrore narra di queste paure, amplificandole, ingigantendole a dismisura, a volte inserendo nella storia elementi irrazionali, di fantasia, che servono ad rappresentare in modo simbolico tutto ciò che ci spaventa.

La letteratura horror ha anche una funzione catartica perché vivendo, attraverso gli eventi che accadono ai personaggi, le situazioni che più ci atterriscono è possibile affrontare ciò che più ci tormenta esorcizzandolo.

I temi su cui ruota il genere riguardano la malattia e la morte, l’aldilà, il male e il demoniaco, che trovano la loro manifestazione in storie popolate da personaggi come demoni, streghe, vampiri, lupi mannari e fantasmi, incarnazioni archetipiche delle nostre paure più ancestrali.

La letteratura dell’orrore ha origini che affondano nella notte dei tempi, nei racconti che i nostri progenitori si raccontavano raccolti attorno al fuoco; elementi propri del genere si ritrovano spesso inseriti nei capolavori che hanno fatto la storia della letteratura (nella mitologia greca, nella Bibbia, nelle favole dei Fratelli Grimm); il genere ha fatto il suo debutto nel mondo della scrittura durante il periodo del Romanticismo quando, in reazione all’eccessiva fiducia nella scienza, tornò in auge il gusto per tutto ciò che è misterioso, str ano, soprannaturale.

Durante il XIX secolo, in Inghilterra, nacque il genere Gotico – di cui è capostipite “Il castello di Otranto” di Horace Walpole pubblicato nel 1764 – caratterizzato da atmosfere inquietanti, luoghi misteriosi ed isolate, giovani eroine perseguitate da personaggi crudeli. La più importante esponente del genere è l’inglese Ann Radcliffe che dopo aver pubblicato tre romanzi minori, raggiunse una vastissima popolarità a partire dal 1794, quando venne pubblicato “I misteri di Udolpho”.

Nel secolo successivo il genere gotico si tramutò nella letteratura dell’orrore vera e proprio che produsse capolavori come “Frankenstein, o il moderno Prometeo” (1818) di Mary Shelley (1818), “Lo strano caso del dottor Jeckyll e Mister Hide”(1886) di Robert L. Stevenson e “Dracula” (1897) di Bram Stocker; il successo di queste opere fu talmente vasto che ancora oggi vengono puntualmente riproposte, opportunamente rivisitate, nella letteratura, nel cinema, nelle serie, tv, nei fumetti.