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LA GUERRA DEI BOTTONI

 

Louis Pergaud pubblicò nel 1912 un libro intitolato “La guerra dei bottoni” (La Guerre des boutons).

In parte autobiografico, il romanzo prende spunto dalla sua esperienza come mastro elementare nel paese di Landresse; ma il fulcro del libro ruota attorno alla “guerra” feroce che da anni si svolge tra i suoi scolari contro i ragazzini di un comune vicino, a causa di una faida motivata apparentemente dai diversi schieramenti politici delle due città, in realtà nata per un futile motivo (la morte di una mucca) e poi ingigantitosi nel tempo.

Ogni pomeriggio, finita la scuola e i lavori a casa, le due bande, quella di Longeverne, capitanata da Lebrac, e quella di Velrans, il cui capo si fa chiamare l’Azteco, si incontrano a metà strada tra i due paesi e se le danno di santa ragione! Pugni, calci, bastonate! Ai perdenti è riservato un trattamento umiliante: privati di bottoni, bretelle, lacci delle scarpe devono tornarsene a casa con le braghe in mano, dove i genitori li aspettano per infliggergli altrettanti sganassoni.

I ragazzini non si fanno di certo smontare da così poco ed escogitano mille stratagemmi per avere la meglio sui nemici: anche andare in battaglia tutti nudi!

Anche se narra di una lotta fra due bande rivali come “I ragazzi della via Pal” questa storia non ha niente in comune con il capolavoro di Molnàr, che è un’appassionata, tragica apologia contro l’inutilità della guerra; i ragazzi di Pergaud sono ignoranti, sboccati, gradassi, sempre pronti a menare le mani e a mettersi nei guai; ma il loro combattere non è dettato dalla cattiveria o dalla malignità, è un esplosione selvaggia di furore giovanile, di esuberanza fisica, di grossolana, materiale gioia di vivere; la guerra vera è un’altra: quella che uccise Perguad a 33 anni.

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