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LA FONTAINE, FAVOLE

Jean de La Fontaine fu uno degli scrittori più popolari del suo tempo, soprattutto per merito delle sue celebri favole con gli animali come protagonisti ispirate alle letture delle opere di Esopo e Fedro, celebri favolisti dell’antichità.

Originario di Château-Thierry, studiò prima giurisprudenza ,poi diritto, ma con scarsi successi, ottenne quindi un incarico come ispettore delle foreste e delle vie fluviali ma data la sua poca propensione per gli affari abbandonò ben presto la provincia per trasferirsi a Parigi dove, grazie al suo carattere amabile e brillante, ottenne il sostegno finanziario di personaggi influenti del tempo; libero dalle preoccupazioni finanziarie iniziò a dedicarsi , con sempre maggiore assiduità, alla stesura di opere letterarie.

Nei salotti letterari dei suoi ricchi ed influenti mecenati conobbe i migliori filosofi, scienziati e scrittori dell’epoca ed ebbe modo di mettersi in mostra, oltre che per il carattere disinvolto e affabile, per le sue creazioni letterarie

Dopo i primi tentativi – La commedia “L’eunuco” (1654) rifacimento della commedia omonima di Terenzio, e i tre volumi delle “Novelle in versi “(1671) tratte da Boccaccio ed Ariosto – che fecero conoscere la sua profonda conoscenza dei classici, trovò la sua cifra espressiva nella stesura dei Racconti (1651-1685) e cui fece seguito l’edizione delle Favole, considerate universalmente il suo capolavoro.

Ispirate alle opere di Esopo e Fedro, anche le favole di La Fontaine hanno come protagonisti gli animali a cui l’autore attribuisce vizi e virtù umane. Durante la stesura lo scrittore si allontano pian piano dai modelli iniziali ed iniziò ad esprimere, in maniera velata, giudizi sulla corruzione della società lui contemporanea, la corte di Luigi XIV. La sua penetrante analisi psicologica non è mai astiosa e maligna, ma si limita a mettere in evidenza luci ed ombre della natura umana, descrivendola con oggettività ed ironia, senza mai esprimere giudizi troppo severi.

La bellezza delle opere di La Fontaine risiede anche nella studiata semplicità del suo linguaggio, al tempo stesso nitido ed elegante, privo di rigidi formalismi di genere. Evitando lo stile didascalico dei suoi predecessori produsse una grande quantità di racconti in cui il lettore può godere di un racconto ironico e fiabesco e trarre le sue conclusioni personali sul significato nascosta dietro le vicende e i dialoghi dei protagonisti senza avere l’impressione di sentirsi impartire una noiosa lezioncina morale.