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JEAN GENET, QUERELLE DE BREST

Il romanzo segue le vicende del marinaio Querelle, dopo che la nave su cui è imbarcato fa scalo a Brest, e registra in modo quasi chirurgico la sua inesorabile discesa agli inferi, spinto da una morbosa, quanto irresistibile, attrazione per il peccato; Querelle è un angelo caduto, tanto bello quanto autopunitivo, che cerca di espiare i suoi peccati uccidendo le persone che ama; e’ un libro scomodo, pornografico, privo di luce, la cui attrattiva è difficile da definire; il fascino che esercita sul lettore è simile alla confusa meraviglia che ispira, nell’osservatore, la visione di opere come, ad esempio, il “Bacchino malato”, realizzata da Caravaggio, forse un autoritratto trasfigurato, un capolavoro perfetto dal punto di vista formale, estremamente realistico, ma che non rappresenta una divinità, ma un giovane uomo vestito da Bacco, evidentemente sofferente, dal colorito malsano, le labbra bluastre.
Anche se è l’unica opera romanzata di Genet è facile intuire nelle tante scene che la popolano l’ispirazione autobiografica; lo stile di scrittura alterna parti in cui prevale il linguaggio sgrammaticato, dialettale (argot) di Querelle e degli altri personaggi, con i lunghi periodi affidati alla voce del Narratore scritti con un linguaggio quasi elegiaco; un procedimento analogo a quello di Nabokov che sosteneva che un linguaggio adatto poteva elevare qualsiasi materiale a forma d’arte.
 
La mia curiosità nei confronti di questo romanzo è’ nata perché nel periodo in questione era stato presentato al festival di Cannes un film tratto dall’opera, realizzato dal regista Rainer Maria Fassbinder, morto suicida poco tempo dopo l’uscita del film nelle sale; l’opera fece un’impressione profonda sul pubblico, diviso tra gli estimatori, che lodavano le scelte di regia, e i detrattori, scandalizzati dalle numerose scene esplicitamente omoerotiche.
Il regista decise di girare le scene in un teatro di posa, in cui ogni ambiente e’ rappresentato in modo volutamente artificioso e barocco, illuminata da una luce rossastra che ricorda i capolavori del cinema espressionista e che ho ritrovato, tanti anni dopo, nei capolavori degli artisti appartenenti ai movimenti Der Blaue Reiter e Die Brucke che ho ammirato nei musei di Berlino.
Le scene, che allora scandalizzarono tanto i benpensanti, portarono alla ribalta il tema del l’omosessualità, che allora era ancora un tabù; e in parte merito di quest’opera di aver contribuito ad innestare un processo che, lungi dall’essere terminato, ha comunque contribuito a migliorare la qualità della vita della comunità gay; il personaggio del marinaio ha avuto un’influenza profonda nell’immaginario collettivo, un esempio eclatante è quello dello stilista Jean Paul Gaultier che nel 1983 fece un omaggio al film con la collezione Mariniere.
Il mio atteggiamento di assoluto rispetto per ogni scelta di vita e di odio profondo nei confronti di ogni tipo di discriminazione e’ anche merito della lettura del libro di Genet e del film di Fassbinder.