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JACK KEROUAC, ON THE ROAD

Quali sono le caratteristiche che rendono un romanzo un classico? Perché ci sono libri che segnano un’epoca e continuano ad esser letti malgrado lo scorrere del tempo ed altri che, anche se hanno avuto uno straordinario successo al momento della loro pubblicazione, cadono nel dimenticatoio dopo qualche mese?

E’ merito dello stile di scrittura? E’ rappresentativo del periodo in cui è stato scritto? Raccontano una vicenda che per quanto rispecchi in modo estremamente personale il vissuto, le esperienze, il pensiero di un singolo, mettono in scena una storia che ha una valenza universale?

Talvolta, durante la lettura di libri considerati universalmente capolavori della letteratura mondiale, questi interrogativi ritornano puntualmente a tormentarmi.

E’ capitato ad esempio durante la lettura di “On the road” di Jack Kerouac, un libro che è considerato il manifesto della “beat generation” e ha influenzato profondamente i giovani di un’intera generazione ma le cui vicende mi hanno causato una certa perplessità.

La storia parla dell’incontro tra Sal Paradise (alterego dell’autore) con Dean Moriarty (pseudonimo di neal Cassidy, un amico di Kerouac); Dean è appena uscito dal riformatorio e si rifiuta di accettare uno stile di vita borghese; il ragazzo mi sembra una di quelle persona che sono bravissime a non fare niente, ma che, per qualche motivo misterioso, risplendono di luce propria e suscitano un forte ascendente in tutte le persone che incontrano; succede anche a Sal che decide di seguirlo in una serie di vagabondaggi in lungo e in largo negli Stati Uniti; il viaggio non ha uno scopo o una metà e riflette in maniera speculare il carattere irrequieto di Dean, allergico alle convenzioni dello stile di vita borghese, ma incapace di trovare una valida alternativa; nel racconto si alternano vorticosamente una serie di viaggi, incontri, matrimoni e poi ancora viaggi, incontri, matrimoni … senza soluzione di continuità.

Poco dopo la pubblicazione, malgrado un’iniziale reazione tiepida, il libro infiammo l’immaginazione di un’intera generazione, denominata Beat Generation, che ispirata dalle vicende del libro, fece proprio lo stile di vita dei protagonisti, fatto di lunghi viaggi in autostop, assunzione di droghe e alcool, promiscuità sessuale.

Gran parte della popolarità del libro si ebbe per merito della recensione entusiastica di Gilbert Millstein sul New York Times, il primo a mettere in luce il particolarissimo stile di scrittura: la prosa ritmata di Kerouac, ispirato alla musica allora in voga, il bebop; il libro venne scritto su un unico rotolo di carta, senza interruzioni. Per fare un esempio, lo scrittore è talmente bravo da far “diventare” letteratura un episodio in cui Sal e Dean partecipano ad uno squallido festino a base di droga e sesso.

La sua influenza sulla gioventù americana in rotta contro i valori borghesi delle generazioni precedenti.

Il libro col passare del tempo ha perso molto del suo fascino: l’irrequietezza di Dean che, ai tempi appariva come una febbrile gioia di vivere, ora sembra vuota e inconcludente, un vagare sterile e autodistruttivo; e questo eterno girovagare che dovrebbe rappresentare la libertà di vivere come meglio si crede mi è sempre sembrato la versione umana della corsa di un criceto sulla ruota, un affannarsi a correre senza arrivare mai da nessuna parte.

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