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IO E IL MIO PSICOANALISTA

Nel 1923 Italo Svevo pubblicò “La Coscienza di Zeno”, un romanzo destinato ad influenzare in modo decisivo lo svolgimento della letteratura italiana nel secolo a venire; il libro consiste nelle memorie autobiografiche di Zeno Cosini, pubblicate a sua insaputa dallo psicoanalista che lo aveva in cura, per vendicarsi dell’abbandono della terapia da parte del paziente; il romanzo presenta una serie di innovazioni importanti: la trama non segue un ordine cronologico preciso, gli eventi sono presentati man mano che si presentano alla memoria di Zeno e narrati in maniera molto semplice, colloquiale ed ironica; tanta parte della letteratura del Novecento, da “Mrs Dalloway” di Virginia Woolf a “L’amico fedele” di Sigrid Nunez per es., non si potrebbe comprendere a fondo se non si conosce il testo di Svevo, che rappresenta uno dei capostipiti del romanzo d’avanguardia.
Svevo non fu il solo autore che utilizzò come espediente letterario la confessione allo psicoanalista: ne “Il lamento di Portnoy” di Philip Roth ( il geniale scrittore americano recentemente scomparso) Alexander Pornoy racconta la sua vita al dr. Spielvogel, per mezzo di un lungo ed esilarante monologo. Grossolano, irriverente, esplicito ai limiti della pornografia, nel suo esuberante sfogo Alexander mette in ridicolo tutto e tutti, a iniziare da se se stesso, e poi la madre, il padre, la religione ebraica, ma anche quella cristiana e l’antisemitismo, il proprio rapporto ossessivo con la sessualità, la mentalità borghese, l’ipocrisia del perbenismo americano e il diffondersi della libertà sessuale.
Lo sapevate che anche gli psicoanalisti devono sottoporsi ad una psicoanalisi durante la loro formazione? E’ quello che succede, in modo del tutto estremo, a Clarice Sterling ne “Il silenzio degli innocenti”; mentre nel film la ragazza viene presentata genericamente come una studentessa, nel libro viene subito specificato che Clarice ha frequentato l’Università della Virginia ottenendo una doppia specializzazione in psicologia e criminologia. Il suo rapporto col Dottor Lecter, anche lui psichiatra, può essere visto come una sorta di terapia: l’uomo stinge un patto con Clarice, le rivelerà delle informazioni sul serial killer, a cui l’FBI sta dando la caccia, solo se la ragazza gli rivelerà gli episodi più traumatici del suo passato; Clarice accetta e racconta a Lecter della morte del padre e, in seguito, della notte in cui cercò di salvare un agnellino dal macello, scappando durante la notte mentre il cucciolo belava disperato. E’ solo venendo a patti con il proprio passato e riuscendo a capire le motivazioni profonde della sua scelta di entrare nell’FBI che Clarice riuscirà a non sentire più gli agnelli che continuavano a perseguitarla col loro pianto.