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IL GIOVANE HOLDEN, J.D. SALINGER

“Ognuno si costruisce una statua interiore, e lo fa nel periodo peggiore della propria adolescenza. Poi passa il resto della vita a fare i conti con questa statua, la conserva o la distrugge”

(Denis Diderot)

Definito come “uno dei personaggi tra i più amati della narrativa contemporanea” o “un’icona della ribellione, della difficoltà esistenziale ed adolescenziale di rapportarsi con la vita adulta”, Holden Cauldfield è un ragazzino dell’alta borghesia newyorchese che, dopo essere stato espulso da scuola, trascorre tre giorni da solo, girovagando per la città.

La qualità dello scrittore sono: l’abilità con cui il personaggio descrive tutto ciò che osserva, la profondità dell’analisi psicologica quando riflette sulle persone e le vicende che gli capitano nello svolgimento della storia.

Alcuni libri andrebbero letti prima dei vent’anni, io l’ho letto da adulta e non mi è piaciuto per niente: mi ha infastidito molto questa glorificazione dell’adolescenza e della ribellione adolescenziale, che durante lo svolgimento del libro mi è sembrata più una posa, che una situazione vissuta in modo autentico; e mi rattrista il pensiero di “glorificare” un momento dell’esistenza che dovrebbe essere considerato un periodo di passaggio, da vivere intensamente con tutte le sue gioie e i suoi dolori, sentiti in maniera così amplificata, ma da lasciarsi alle spalle quando si entra nell’età adulta. Se l’esistenza di una persona si concentrasse in un periodo della vita e tutto quello che c’è dopo fosse un Unico Grande Rimpianto di quel periodo così triste, ma così epico. Che tristezza!

…e quanto ho letto “vecchio mio” e “e compagnia bella” per l’ennesima volta mi è venuta voglia di scaraventare il libro contro il muro.

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