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Un singolo filo

La Ricamatrice di Winchester di Tracy Chevalier, Neri Pozza, I narratori delle Tavole

Winchester, 1932. A trentotto anni Violet Speedwell sembra ormai inesorabilmente destinata a un’esistenza da zitella. La Grande Guerra ha preteso il suo tributo: il suo fidanzato, Laurence, è caduto a Passchendaele insieme a migliaia di altri soldati, e ora le «donne in eccedenza» come lei, donne rimaste nubili e con scarse probabilità di convolare a nozze, sono ritenute una minaccia, se non una vera e propria tragedia per una società basata sul matrimonio. Dopo essersi lasciata alle spalle la casa di famiglia di Southampton, e le lamentele della sua soffocante madre, ferma all’idea che dovere di una figlia non sposata sia quello di servire e riverire i genitori, Violet è più che mai intenzionata a vivere contando sulle proprie forze. A Winchester riesce in breve tempo a trovare lavoro come dattilografa per una compagnia di assicurazione, e ad aver accesso a un’istituzione rinomata in città: l’associazione delle ricamatrici della cattedrale. Fondata dalla signorina Louisa Pesel e diretta con pugno di ferro dall’implacabile signora Biggins, l’associazione, ispirata a una gilda medievale, si richiama a un’antica tradizione: il ricamo di cuscini per i fedeli, vere e proprie opere d’arte destinate a durare nei secoli. Sebbene la Grande Guerra abbia mostrato a Violet come ogni cosa sia effimera, l’idea di creare con le proprie mani qualcosa che sopravviva allo scorrere del tempo rappresenta, per lei, una tentazione irresistibile. Mentre impara la difficile arte del ricamo, Violet stringe amicizia con l’esuberante Gilda, i capelli tagliati alla maschietta, la parlantina svelta e un segreto ben celato dietro i modi affabili, e fa la conoscenza di Arthur, il campanaro dagli occhi azzurri e luminosi come schegge di vetro. Due incontri capaci di risvegliare in lei la consapevolezza che ogni destino può essere sovvertito se si ha il coraggio di sfidare i pregiudizi del tempo. Due incontri che insegnano anche che basta a volte un solo filo per cambiare l’intera trama di una vita.

Recensione

Presso la cattedrale di Winchester ha sede una gilda (www.winchesterembroiderers.org.uk/), fondata nel 1906, che ha l’obbiettivo di occuparsi di ricamo “mantenendo un alto standard di lavoro e design”; la fondatrice della gilda, Louise Pesel, decise di intraprendere il progetto di realizzare 56 cuscini destinati agli inginocchiatoi per le bancarelle del Coro; il progetto ebbe tanto successo da imporsi anche presso altri centri, dove fu adottato lo “stile Winchester”; è presso questa associazione che trova lavoro la protagonista del nuovo libro di Tracy Chevalier per evadere dalla propria condizione di “donna in eccesso” e trovare il proprio ruolo nel mondo.
Ho seguito con partecipazione e rabbia le vicende della protagonista Violet, alle prese con le innumerevoli difficoltà che le donne non spostate dovevano affrontare nella vita quotidiana: innumerevoli attività che oggi diamo per scontate -come entrare da sole in un luogo pubblico o compiere un viaggio da sole – erano disapprovate socialmente; Violet deve accontentarsi di un lavoro che gli uomini non vogliono svolgere, accettare un salario inferiore, negoziare con il capufficio per avere un’ora di permesso, una stufetta da mettere nell’ufficio gelido, avere un piccolo aumento di stipendio; ma Violet non si arrende mai e grazie alla gilda delle ricamatrici riesce anche a trovare il modo di lasciare un segno, qualcosa che le sopravviva nel tempo.
“Un singolo filo può cambiare un’intera trama”
(Curiosità: nella cattedrale di Winchester è sepolta la nostra amata Jane Austen

Conclusioni

Uno panoramica esauriente delle condizioni di vita delle donne inglesi dopo la Prima Guerra Mondiale

Voto

3/5

Citazioni

“Un singolo filo può cambiare un’intera trama”

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